Vida y obras de una universitaria

Nombre: Lorena Estruch
Lugar: valencia, Spain

Uffff..que complicao!! pues tirando a simpática,...mmm...optimista,estooo??? cariñosa,algo luchadora,psicóloga por un día...o dos..jejeje,enamorada de las lenguas; hablo Italiano,Castellano y Catalán,algo inoportuna,pero bueno..lo hago sin darme cuenta!!jajaja...

viernes, marzo 03, 2006

LA STANCHEZZA NON È FATTA PER LE PORTE ( III )

- Oltre a ciò, essere ammirata non è la tua missione e neanche viaggiare, perchè sei una porta di legno per chiudere un giardino. Non sei la porta di un treno, né di una macchina. Servi a ostacolare il passo alla gente e io che sono un cane servo ad avvertire dei ladri. Cosa significa che sei stanca di non muoverti? La stanchezza non è fatta per le porte! Devi capirlo, che sei imprescidibile in questo giardino. Così come lo sono io o le stelle nel cielo. Tutti abbiamo un obbiettivo di vita. E tu non puoi scegliere di essere un uccello per volare intorno al mondo e neanche un uccello può diventare una albiccoca. Smette di sognare, sei solo una porta!

La porta rimase pensierosa, il cane diceva la verità. Lei era una porta di legno, la sua missione era restare lì,ferma, senz’altro obbiettivo. Però quella crudele realtà la fece rattristire e ogni anno diventava più vecchia, più meditabonda e muta.
L’umidità rodeva i suoi contorni, e malgrado il falegname del paesino cercasse di metterla a posto, non aveva più la forza di un giorno, neanche le caratteristiche.
Il cane morì e lei rimaneva lì meglio o peggio a seconda delle stagioni. Fino a che un nipote del marchese chiamò i suoi domestici. Sentì un colpo insistente dentro il legno, prima da una parte, dopo da l’altra... cominciò a sentire il vento tra le particelle del legno, un vento che la attraverssava oggi volta che i camerieri del nuovo marchese inchiodavano l’ascia. Ammucchiarono tutti i pezzi in mezzo alla strada mentre lei poteva in quel momento guardare verso tutti i punti prima sconosciuti. E dopo aver sentito un forte calore... più di quello che sentiva sulla vermie quando il sole di agosto menava ovunque a mezzogiorno. Cominciò a sentire la diversità della nuova materia nella quale si era trasformata.

Adesso era più piccola, grigia, per niente pesante... avrebbe desiderato conservare il suo colore rosso, però neanche quella era una cosa che poteva controllare..

Il vento cominciò a correre attorno a lei, attorno a quello che era restato di lei... fu per la prima volta invitata a ballare nello spazio, volò da tutte le parti, così come avevano fatto i suoi amici gli uccelli, e sfidando il rimprovero del vecchio cane rese realtà il suo sogno, quello di essere più di una porta vinta dalla stanchezza.

jueves, marzo 02, 2006

LA STANCHEZZA NON È FATTA PER LE PORTE...( II )

Le prime settimane la gente la guardava con insistenza, con ammirazione avrebbe detto lei, però ben presto il sole, la pioggia e il vento cominciarono a toglierle la sua cappa di lacca e a scavare il suo dipinto rosso. Diventò brutta e vecchia, e la gente non la guardava più, attraversando la strada senza neanche rivolgerle uno sguardo.
Passarono anni, fu dipinta altre volte in altri tanti colori, con disegni a fiori, senza disegni..., insomma, era quasi sempre chiusa, aspettando le stagioni, crollando e rivivendo ad ogni nuovo vernice che le era apposta. I suoi amici gli uccelli non ritornavano fino alla primavera e l’unico amico quotidiano che aveva era il cane della figlia del marchese. Un cane tanto vecchio che neanche la nostra porta gli osava chiedere l’età.

Essere tanti anni lì messa, immobile, passando le ore, soffrendo gli stessi cambiamenti atmosferici, guardando sempre la stessa campagna, lo stesso cielo e le stesse montagne le fecero dimenticare qual’era la sua missione e un giorno stanca di essere lì ferma decise di strapparsi i gangheri e andare via.
Quando ebbe staccato uno dei suoi due battenti il cane venne a trovarla per chiederle cosa stava faccendo.
La porta convinta che potesse fare quello che voleva le rispose:
- Signore Cane, vado via da questo monotono giardino. Sono stanca e annoiata di essere sempre quà sempre ferma. Nessuno mi guarda più, non ho il colore di un tempo e questo paesaggio sempre uguale l’ho visto da tanti anni.
- Come puoi dire queste stupidaggini, Porta? - le biasimò il cane.- non vedi che è impossibile? Tu sei venuta con le mani degli uomini, non puoi andartene via perchè non hai zampe!
La porta rimase un attimo stupita. Aveva ragione! Come pensava di arrivare da qualunque posto se non aveva né zampe né ali?. Questo era un problema. Un problema importante.

miércoles, marzo 01, 2006

LA STANCHEZZA NON È FATTA PER LE PORTE...( I )

C’era una volta un marchese che aveva un bel giardino, pieno di piante esotiche e strane,di tutte le misure, forme e colori. Il giardino era aperto al pubblico e la gente del paese spesso andava a fare quattro passi per ammirare i fiori nuovi che il marchese traeva dai suoi viaggi in paesi lontani. Questo giardino non aveva porta, quindi non si poteva chiudere, e rimaneva aperto di giorno e di notte senza nessun pericolo.

Finchè una notte un gruppo di nemici del marchese entrò nel giardino e distruggero il bel parco... calpestando i fiori più rari, danneggiando i tronchi con l’ascia o togliendo le foglie nuove per ritardare la loro crescita.

La mattina dopo il paessaggio era un disastro e il marchese si sentí triste perchè il suo giardino era pieno di ricordi per lui. Ricordi di tante avventure per prendere un fiore rampicante sul mare o un albero che cresceva dentro un' enorme roccia.
E successe che vedendo l’abbatimento del marchese, sua figlia prese una decisione...

Fu un sabato al pomeriggio quando delle mani di operai la caricarono su un piccolo camion e cominciò il suo viaggio dalla periferia della città verso
il suo primo e ultimo posto di lavoro, un giardino in campagna. Era fiera dalla sua laccatura rossa. Grande e robusta. Ed era sicura che all’aperto avrebbe conosciuto tante cose nuove. Era la nuova porta del giardino di un marchese.

viernes, febrero 17, 2006

ANUNCIO//ANNUNCIO

"Mujer-hecha-polvo" busca "hombre-escoba" para recogimiento inmediato y reconstrucción paciente y cariñosa. Requisitos indispensables: Conocimientos de bricolaje sentimental, serenidad y deseos de ser amado contra viento y marea. Oferta: mucha adaptabilidad a cualquier rincón( también el de su corazón) y devoción incondicional. Horario: a elegir por el pretendiente en cuestión.
Se abstengan los "hombres-plumero" y los "hombres-fregona"( por antiguas malas experiencias) . Gracias.
"Donna-ridotta-a-cenere" cerca "uomo-scoppa" per raccoglimento subito e ricostruzione paziente e affetuosa. Indispensabile: Conoscenza di bricolage sentimentale, serenità e voglia di essere amato contro vento e marea. Si offre: molta adattabilità a tutti gli angoli( anche quello del suo cuore) e devozione assoluta. Orario: quello che il proprio aspirante scelga.
Si astengano gli "uomini-piumino" e gli "uomini-mocio"( causa: per vecchie brutte esperienze). Grazie mille.

martes, enero 24, 2006

CARTA A UNA AMIGA INCONDICIONAL

Querida amiga mía:
Te escribo a la luz de las velas, quizás porque me sienta nostálgico, un poco romántico o solamente porque me siento muy sólo sin tí. Hoy no has vuelto a aparecer en mi vida tan de mañana como siempre, con esos tarareos que inundaban mi casa fría y la hacían más habitable, tampoco viniste a la hora de la comida para darme uno de tus consejos culinarios, ambos descubrimos hace tiempo que mi arte no era el de cocinar, sino el inmediatamente contrario, acabar con lo cocinado.
Te esperé toda la tarde, para tomarnos un té juntos y algunas pastitas, pero fui inútil, no viniste.
Y entonces, empecé a desesperarme. Empecé a recordar todos los años que has estado a mi lado, cómo me viste crecer, enamorarme, criar a mis hijos, hacerles reír con tus chistes, con tus canciones infantiles... ambos sabemos que mi esposa te odió en silencio durante mucho tiempo... nunca entendió el vínculo que teníamos.
No quisiera pensar que adormecerme mientras me hablas de política te haya hecho enfadarte conmigo, y que la culpa la tiene la nieve que obstaculiza los caminos para llegar a mi casa. Un día sin tu presencia ha sido suficiente para darme cuenta de que te hecho muchisimo de menos.
Te escribo a la luz de las velas, la electricidad no funciona desde anoche y no puedo verte... amiga, me haces tanta falta, espero volver a verte pronto, lo más pronto posible, sin rencores, sin explicaciones... sólo volver a verte.
Se despide tu viejo amigo,
Basilio
P.D. Te dejo esta pequeña carta sobre tu pantalla, Querida Televisión, vuelve pronto, por favor...

domingo, enero 22, 2006

DE GUERRAS Y ERRORES

Amado enemigo:

Fue una amarga guerra con dulces momentos,
tus avanzadillas me hicieron creer que buscabas mis más profundos tesoros,
el sobrepaso de mis fronteras hizo temblar mis esperanzas,
tu disfrazado respeto y promesas ganaron mi plaza.

Llegaste y besaste mi puerta y luego te retiraste,
me provocaste y no quise perder tan arduo enemigo…
te seguí a campo abierto,
dejando tras de mí todos mis ropajes,
todas mis furias…
Quise saber el motivo de ese acto,
pero tú no me hablabas,
no pactabas,
no me instigabas…
Permaneciste un momento pensativo,
te diste la vuelta a mirarme y con los ojos brillantes diste la orden…
todo tu ejército cayó sobre el mío,
me rodeó por todos mis flancos,
peinó dulcemente entre mis filas,
cabalgó hasta mi centro…
Latigazos de caricias me redujeron,
abrazos infinitos me dominaron,
ni siquiera te hizo falta la artillería…
creí en tus promesas de treguas y períodos de paz…
por fin tras tres distantes años de guerras y olvidos.
Volvías a mí y quise ver al mismo general de tu ejército…
pero habías cambiado estrategias,
habías cambiado deseos y cariños…

Guerras fallidas te habían hecho verdugo distante, Enemigo,
y tus reconocimientos del terreno eran vacíos,
y tus búsquedas sin-sentido,
y tus esperanzas ya no existían.
Y esta guerra la percibí extraña a las que recordaba,
tus condiciones ya no se manifestaban,
tus sueños ya no eran tales.
Quise aferrarme a la idea de que tus sueños seguían vigentes,
que no estaban huecos tras esos años separados,
no, no quise pensarlo…

Y tú me pusiste sobreaviso demasiado tarde…
había vuelto a caer en la emboscada…
y la herida empezaba a sangrar de nuevo,
cuando de repente recogiste todos tus deseos,
todas mis esperanzas
y huiste como un vil asesino
de un corazón cobarde.

miércoles, enero 18, 2006

LUCHA (III)

..Buscó incesantemente, pero parecían haber desaparecido. Ellas habían tenido muchas ilusiones al principio, Él parecía insuflarles nuevos conceptos poéticos, nuevos giros de palabras, metonimias y sinécdoques, anadiplosis explosivas. Pero él las extenuaba, competía con ellas por un simple parágrafo, por la más genial prosopopeya…

Un día encontró el modo, una página virtual le abriría las puertas, vendería sus cuentos a otras tantas féminas! Ellas querrían conocerle, dejarle sus metáforas más preciadas, confiar en él para sus creaciones… y Ellas caerían de nuevo a sus pies. Empezó a agrandar su círculo de consejeras filólogas, periodistas, pequeñas grandes escritoras anónimas. Altas, bajas, morenas, pecosas, todas diferentes, todas únicas.

Él estaba extasiado, por fin había vuelto a la normalidad, era adorado por Ellas, apoyado por Ellas, compitiendo con Ellas, hasta que una Ella se alejó de él, hizo una mala crítica. Un mala crítica!!! Dios mío su mundo se vino abajo! Alguien le ponía barreras para llegar a ser reconocido, alguien no le reconocía! Se sintió perdido, no podía ser cierto! Eso no podia sucederle a él!! Pensó en solucionarlo… estuvo algunos meses rumiando cual sería la solución. No podía permitirse una nueva crítica. La alejó de él, sí, esa era una solución… pero indudablemente ella le pesaba, era una mala crítica, eso no podía olvidarlo…
Y un buen día encontró la solución, enamorar a otra chica parecida, alguien que su fémina criticona había reverenciado. Ella la había elogiado, esa era la solución… y para ello no escatimó en dramaturgia. Escribió su tragicomedia más sonada, de mal gusto, por supuesto, e intentó que ambas se pelearan lingüísticamente. Sólo una de ellas movió su pluma, la otra ni se dignó. Descubrió los pseudónimos y siguió escribiendo. Él por su parte creyó que la había vencido.