LA STANCHEZZA NON È FATTA PER LE PORTE ( III )
- Oltre a ciò, essere ammirata non è la tua missione e neanche viaggiare, perchè sei una porta di legno per chiudere un giardino. Non sei la porta di un treno, né di una macchina. Servi a ostacolare il passo alla gente e io che sono un cane servo ad avvertire dei ladri. Cosa significa che sei stanca di non muoverti? La stanchezza non è fatta per le porte! Devi capirlo, che sei imprescidibile in questo giardino. Così come lo sono io o le stelle nel cielo. Tutti abbiamo un obbiettivo di vita. E tu non puoi scegliere di essere un uccello per volare intorno al mondo e neanche un uccello può diventare una albiccoca. Smette di sognare, sei solo una porta!
La porta rimase pensierosa, il cane diceva la verità. Lei era una porta di legno, la sua missione era restare lì,ferma, senz’altro obbiettivo. Però quella crudele realtà la fece rattristire e ogni anno diventava più vecchia, più meditabonda e muta.
L’umidità rodeva i suoi contorni, e malgrado il falegname del paesino cercasse di metterla a posto, non aveva più la forza di un giorno, neanche le caratteristiche.
Il cane morì e lei rimaneva lì meglio o peggio a seconda delle stagioni. Fino a che un nipote del marchese chiamò i suoi domestici. Sentì un colpo insistente dentro il legno, prima da una parte, dopo da l’altra... cominciò a sentire il vento tra le particelle del legno, un vento che la attraverssava oggi volta che i camerieri del nuovo marchese inchiodavano l’ascia. Ammucchiarono tutti i pezzi in mezzo alla strada mentre lei poteva in quel momento guardare verso tutti i punti prima sconosciuti. E dopo aver sentito un forte calore... più di quello che sentiva sulla vermie quando il sole di agosto menava ovunque a mezzogiorno. Cominciò a sentire la diversità della nuova materia nella quale si era trasformata.
La porta rimase pensierosa, il cane diceva la verità. Lei era una porta di legno, la sua missione era restare lì,ferma, senz’altro obbiettivo. Però quella crudele realtà la fece rattristire e ogni anno diventava più vecchia, più meditabonda e muta.
L’umidità rodeva i suoi contorni, e malgrado il falegname del paesino cercasse di metterla a posto, non aveva più la forza di un giorno, neanche le caratteristiche.
Il cane morì e lei rimaneva lì meglio o peggio a seconda delle stagioni. Fino a che un nipote del marchese chiamò i suoi domestici. Sentì un colpo insistente dentro il legno, prima da una parte, dopo da l’altra... cominciò a sentire il vento tra le particelle del legno, un vento che la attraverssava oggi volta che i camerieri del nuovo marchese inchiodavano l’ascia. Ammucchiarono tutti i pezzi in mezzo alla strada mentre lei poteva in quel momento guardare verso tutti i punti prima sconosciuti. E dopo aver sentito un forte calore... più di quello che sentiva sulla vermie quando il sole di agosto menava ovunque a mezzogiorno. Cominciò a sentire la diversità della nuova materia nella quale si era trasformata.
Adesso era più piccola, grigia, per niente pesante... avrebbe desiderato conservare il suo colore rosso, però neanche quella era una cosa che poteva controllare..
Il vento cominciò a correre attorno a lei, attorno a quello che era restato di lei... fu per la prima volta invitata a ballare nello spazio, volò da tutte le parti, così come avevano fatto i suoi amici gli uccelli, e sfidando il rimprovero del vecchio cane rese realtà il suo sogno, quello di essere più di una porta vinta dalla stanchezza.
